Viaggio

Partiamo dalle prime luci dell’alba di questo grande viaggio, che si sviluppa senza preavviso 10 anni fa nella poesia. Una forma comunicativa che, in stretta sintonia con il mio modo di camminare è riuscita e riesce, tuttora, a dare un messaggio di serenità e speranza, a chi prova il desiderio di entrare in una realtà speciale come la mia. «Scrivo camminando, cammino per scrivere». Camminando elaboro pensieri che non riesco a creare stando seduto: alla velocità della luce le parole si fanno nitide, il paesaggio cambia e i sentimenti si rincorrono. Con la scrittura riesco ad intrappolare tutti questi sentimenti esterni che ricevo dall’ambiente. Molti pensieri spariscono nel nulla: dovrei camminare sempre con un foglio e una biro in mano per prendere un momento, che dura una piccola frazione di secondi. Deve essere una mano veloce che deve seguire, di pari passo, un pensiero che dura pochi secondi. Compongo più nelle mie camminate su strada e sui campi, che da seduto. La vita è poesia e la poesia è il quadro astratto della mia esistenza. Nella poesia non deve esistere quel filo conduttore che percepisci in una storia. La poesia è una forma astratta. La poesia è un quadro astratto di tanti colori che si spargono in un foglio. Questi colori possono disegnare qualcosa di concreto se la mente, comincia a costruire una sua interpretazione, che deve essere spontanea e non guidata dal messaggio dell’autore. Questo viaggio inizia in 2° media. Mi affascinava lo studio della poesia. Mi affascinavano le rime, il potere della poesia di riassumere tanti sentimenti in pochissime righe e il mistero delle parole da scoprire, per capire il vero messaggio del poeta. Mi piaceva spiegare la poesia. Mi piaceva immedesimarmi nella vita del poeta per capire i suoi stati d’animo e le sue ambizioni. Tutto questo interesse per la poesia mi spingeva a scrivere e scrivendo, sentivo di giocare con quelle parole che avevo imparato studiando le altre poesie. Mi sentivo un semplice disabile che non aveva niente in mano, volevo voltare pagina e dare un’impronta più tangibile della mia vita … mi sono buttato. Ero agli scout e volevo comunicare a qualcuno le sensazioni che provavo in uscita. Come? Come potevo descrivere quelle sensazioni, date da semplici momenti di cammino, di gioco e di amicizia. Ho scritto tantissime relazioni per descrivere momenti particolari di campi, uscite ed eventi fra amici ma non era abbastanza … volevo raccontare le mie avventure con un linguaggio diverso, sintetico e allo stesso tempo profondo, iniziai a scrivere la prima poesia. Nell’autunno del novantanove ho scritto la mia seconda poesia di nove versi. Scrivevo e non riuscivo a trattenermi: le poesie diventavano poemi, scritti per far ammattire i docenti, che a fatica cercavano di interpretare il mio linguaggio aulico. Non riuscivo a smettere e ogni settimana, mi liberavo di quello che avevo dentro, scrivendo piccole poesie. Musiche, camminate e persone che incontravo a scuola mi servivano per comporre qualcosa di nuovo. In prima superiore, incominciai a rendermi conto che questo desiderio di scrivere poesie, si perfezionava sempre più: chiuso in una stanza, con il dizionario di fianco e la musica nelle orecchie, scrivevo. Ero a caccia di parole nuove, per perfezionare sempre più il mio modo di scrivere. Nel febbraio del 2006 composi: “Bersaglio”, la prima poesia in rima. Scrivere poesie che seguissero una loro musicalità, era una sfida che volevo farmi. Compongo tuttora poesie sia in rima, che in versi sciolti; partecipo a concorsi internazionali di poesia e sono disponibile a presentare il mio libro nelle biblioteche e nelle scuole perché credo che la poesia, ancora, abbia la capacità di trasmettere quei sentimenti che ti danno la chiave di lettura del nostro viaggio su questa terra.

 

Damiano Cabassi