Scrittura

Il motore lentamente si scalda muovendo moquette, cruscotto e sedile della mia macchina a pilota automatico. Mi trovo a bordo di una macchina Tesla dove sono seduto sul posto di guida; accendo il motore e parto, dico alla macchina le mete da raggiungere; passo i ponti di Santiago Calatrava per lasciarmi dietro il casello autostradale, imbocco l’autostrada del Sole e inizio ad allontanarmi dalla mia città. Strada facendo mi costruisco una dimensione nuova, le strisce della mia strada diventano un’unica e lunghissima striscia bianca dove gli orizzonti cambiano ma la strada resta sempre asfalto. Tutti i posti visitati ancora sanno richiamarmi per “approdarci” una seconda volta ed essere sempre in avanscoperta di cose nuove. Suddivido qui le mie poesie in km/h:




“Uno scrittore è colui
che su un foglio bianco
riesce a piantare
una foresta di parole”.

Damiano Cabassi



INCAPPUCCIATI DI TRAVERSO


Vanno e vengono nuvole

per non scoppiare

e radicare

l’abitudine di innaffiare.

Vanno e vengono nuvole per guardare solo

il ticchettio assordante

di luce sempre dominante.

Rapace luce che assorbe bagnato

per guardare un verde ghiotto di potenzialità

evaporare in una terra

e frammentare il verde immaginato.

Vanno e vengono nuvole

per guardare un sogno chiamato pioggia

facile da immaginare

e spesso difficile da vedere.

Va e viene il mio istinto di trasformare

questo deserto che ruota dal: “Tutto mio”,

il principio inventato dalla nostra razza.

Attrezziamoci non di media

ma di verdi città.

Damiano Cabassi



FIERA DELLA NATURA PERDUTA


Si sgretola un’onda

sulla riva di una tundra innaturale

abitata da un uomo sovrano

che vive per volere,

nel suo nefasto potere.

Giacciono bizzarre, le gesta

di chi pensa e non fa …

di chi agisce e non riconosce …

di chi picchia l’ambiente

e sventola la sua supremazia.

Perché? Perché? Perché?

Perché non tappiamo ora le ciminiere

per scoperchiare comportamenti

di galante rispetto

e respirare vero etere?

Damiano Cabassi



NON SEI UNA BIRRA


Ti vedo e ti sento Corona

sui Tg di ogni giorno

a mettere paura alla gente.

La tua presenza crea stasi sociale

dove circola la paura di assumersi

le proprie responsabilità

in un sistema globale di rallentamento.


Immune all’uomo

sei una fittizia bestia patologica

che potevi chiamarti:

“Domenica everyday” o

“Close conversation everyday”

e non Corona o COVID-19

perché non sei una birra

ma sei il peggio del peggio.

Corona stai spaccando la società

già spaccata

da passati governi!!!


Ti vedo e ti sento Corona

sui Tg di ogni giorno

a spargere paura.

Con la paura tu Corona

stai chiudendo persino i commerci italiani

così giustamente impauriti

da controbattere: “E mo’ che facciamo!?”.

Corro in una foresta di chicche italiane

e invito il mio paese a fare altrettanto

perché i palati degli stranieri sono milioni

e a questi palati, il cibo non può mancare.


Palati dove il sapore

dell’Italia trionferà

così tanto

da sentirsi italiani in tutto e per tutto.

Sentirsi italiani non solo un singolo giorno

ma di giorno in giorno

perché solo qui in Italia

esistono questi sapori.


Damiano Cabassi

FARO


Seconda casa,

casa del Sud

il sole si appoggia

su uno Ionio che rotola giù.

Casa dove aria sa abbarcare

sentimento, umanità e passione

che solo mi sanno contagiare.

Sud, conosci risposte che il Nord

nella sua sicurezza, non riesce a dare,

perché l’oceano di robot mulatti

è frammentato da una velocità

che i terabyte non riescono a conservare.

Oceano

di opere costruttive,

standardizzi un viaggio,

senza dare importanza

di essere a bordo.

Seconda casa,

casa del Sud

il ricordo del mare

non s’è abboccato nella mia memoria.


Damiano Cabassi

 

Versione in dialetto reggiano controllata dall’impagliatore e scrittore reggiano Sergio Subazzoli.

FARO


Secondà cà,

cà dal Sud ,

al sol, spogia

in semà al Ionio

ch’al rotola szo,

dove l’aria là sà

mèter in sèm sentìmeint,

umanitè e pasiòun,

ch’im san sol cuntageer.

Sud, c gnòs rispòsti che al Nord

in tlà sò sicurèsa g la cheva mia deer,

perché l’oceano di robò “mùlàt“

l’è framentee d’una velocitee

che i “terabyte” g la chèven mià a cùnserveer.

Oceano

d’oprii costrutivi,

strandardiszèr un viasz

seinsa deer importansa

d’èser a bord.

Secondà cà,

cà dal Sud

al ricòrd dal meer

l’è mia mort in tla mee memoria.


Damiano Cabassi

PIAZZA FONTANESI

24-26/08/2017

Verde e chiara manifesta

la piazza un dì di festa

nella tenerezza di un giorno rap.

Verde giace la piazza del pittore

dove, s’incontra gente, che seduta

ammira bar, forni, locali … spalancare

le porte all’oggi, che gattona

e a un domani colmo di colore.

Case vive … case vere,

case di tanti colori, che

sotto l’ombra dei tigli, si aprono

per far entrare il profumo della primavera

e le sentinelle della notte.

In quella verde piazza ristoratrice

l’autentico suo volto

richiama le strade alla semplicità

di un’armonia, che per le lunghe andrà

sotto un cielo stellato

e un turbinio di incontri dorato. 

Damiano Cabassi

Poesia composta in occasione del progetto europeo Every Button Counts. Progetto finanziato dalla comunità europea a cui ha aderito anche Istoreco di Reggio Emilia. Non mi sono fatto sfuggire questa splendida occasione !smile

Damiano Cabassi



PACE

07/12/03

Poesia di Natale riscritta il 13/12/20.

 

Le coscienze

inseguirono orbite di pianeti nello spazio.

Dentro a questo spazio in un’orbita solitaria

nessuna coscienza poteva atterrare

perché il lucchetto dell’odio

non permetteva alla Pace di uscire.

Viveva un’anima cattiva, simile al levante

che sapeva aprire le porte di ogni abitazione

e cambiare l’odio in ispirazione.

Solo parlando l’anima

si amalgamò nella purea della pace,

guidò l’interesse della gente

e concretizzò i sogni

di nuove coscienze.


Damiano Cabassi

“Quando cammino le parole mi avvolgono
come un fascio di luce
che inonda anche il più piccolo atomo di terra”.

Damiano Cabassi
04/11/13

 

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