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UN GRANDE PUGNO DI SENSAZIONI

06-10/12/22

Tre, due, uno ciak… lascio girare una pellicola piena di emozioni, distillati di sentimenti per descrivere ogni singola ripresa di questo viaggio vissuto nella località San Giovanni in Valle Aurina.

Trovati Giacomo, Licia, Caterina ed io nel parcheggio della palestra A-Gym di Reggio Emilia per caricare il furgone con i nostri zaini e Dual, partimmo per l’avventura.

Da Reggio Emilia una volta raggiunto Correggio per prendere Paolo (vice presidente Gast) imboccammo l’autostrada del Brennero in direzione Valle Aurina. Verso le 18 arrivammo a San Giovanni e scesi dal parcheggio dell’hotel Adler il freddo frizzante, incorniciato dal chiarore lunare, risvegliava tutti i nostri sensi in un misto di allegria e carica per essere finalmente arrivati a destinazione.

Presentati alla reception e preso possesso delle nostre camere, andammo a cena dove incontrammo il resto della compagnia, che piano, piano si agganciava. Immersi in una scenografia tipica sudtirolese, il legno chiaro rivestiva una stanza grande, dove erano situati i nostri tavoli e un’altra stanza più piccola, anch’essa adibita alla ristorazione.

Cenato Cibbo prese la parola facendo il punto della situazione e illustrandoci il programma da seguire nel corso delle giornate, che dovevamo aspettarci. La sveglia suonava presto e rispetto agli altri clienti dell’hotel, noi dovevamo fare colazione prima per raggiungere l’impianto sciistico alle 9.00. Svegliati velocemente il primo giorno, come da programma, alle 9.00 prendemmo la funivia per raggiungere la malga Kristall Alm da dove raggiungemmo il piano sotterraneo per prepararci a sciare. Chi usava il Dual poteva risparmiarsi la fatica di mettersi gli scarponi da scii ma doveva essere preparato con coperta in lana e rivestimento sulle gambe per sconfiggere il freddo pungente, che poteva entrare e insinuarsi su tutto il corpo.

Il primo giorno si cercò di ruotare gli atleti, che non riuscivano a sciare, sul Dual. Si partì infagottati per bene esplorando la pista Klausse II, che ti portava a 2510 m. di altezza, la pista Amboden e la pista Panorama. La pista Klausse II era quella più affollata di tutte, perché era molto bersagliata da scuole di scii e comitati di ragazzi e bambini, pronti a sfrecciare a velocità supersonica. Un vigile, se fosse stato presente poteva “appioppare” una quantità esagerata di multe per un approccio sportivo decisamente fuori da ogni regola di rispetto! La pista Klauesse II era fiancheggiata da una pista di emergenza, che portava direttamente alla malga Kristall Alm.

Tempo di far metà pista Klausse II all’incirca 4-5 volte, che la curiosità ci prese a tal punto da arrivare fino a 2510 metri e ascoltare il vento ululare fra le montagne.

Spinto dal paesaggio, decisamente fuori dalla mia realtà di tutti i giorni, sentivo di non godermi appieno la realtà che stavo vivendo e qualcosa mi chiese di provare a sciare ma… dovevo parlare di questa mia idea con Cibbo e gli altri maestri Gast. Intanto, sul Dual, mi godevo ogni singola sensazione che scorreva a una velocità supersonica. Presa la seggiovia dell’impianto Klausse II si poteva o tornare giù, passando a fianco della pista, o seguire la pista diretta alla malga. Dopo aver sciato venne l’ora del pranzo accompagnato dagli indimenticabili canederli in brodo, zuppe, carne con patate e taglieri stracolmi di speck, formaggi e cetrioli sotto aceto.

Riscaldati e rimpinzati secondo la tradizione sudtirolese indossammo guanti, passamontagna e tutto il necessario per un’altra escursione sulla neve. Dopo aver sciato si raggiunse il nostro hotel per fare un riposino, o un idromassaggio, o una meritata nuotata in piscina, nell’attesa che venisse l’ora della cena.  A tavola iniziò a girare voce che il giorno dopo avrei sciato non con il Dual ma con gli scii normali e la mia carica divenne spropositata. Cadere potevo cadere, caduta in più, caduta in meno non faceva alcuna differenza: avevo un infrenabile bisogno di provare: sì, nelle mie vene viaggiava un forte bisogno di provare, ebbe…

Si aggiunsero a cena 2 maestri di scii della scuola italiana: “Scie di Passione” Olivia e Giordano, che ci seguirono nelle piste durante tutto il nostro soggiorno in Valle Aurina.

Quella precisa atmosfera e compagnia mi chiese di provare a sciare così, come a 9 anni imparai a comminare, dovevo provare a fare quella “strampalata” azione: dovevo capire se potevo credere a qualcosa di grande, qualcosa più grande di me.

Arrivò il secondo giorno e il sogno di provare a sciare mi elettrizzava, dovevo giocare quella sfida! Gli stessi movimenti si ripeterono fino all’arrivo nella malga poi… nella stanza,

 dove il giorno precedente guardavo gli altri vestirsi, mi misi gli scarponi da scii. Prima di varcare l’ingresso e andare fuori dovevo avere già gli scarponi, in modo tale da essere pronto a infilare gli scii. Non essendo in gomma, avendo un rivestimento diverso dalle scarpe normali ed essendo pesanti, barcollavo come un pendolo e non riuscivo a stare in equilibrio sul pavimento. Quando invece mi trovavo fuori, affondando gli scarponi da scii sulla neve, avevo la sensazione di tenere delle scarpe normali ai piedi. Cibbo e Francesco mi aiutarono a infilare gli scii.

Sentito il blocco dell’attacco sugli scii nei miei piedi, gli scii potevano venire con me. Appurato il mio primissimo approccio agli scii, sotto di me sentivo il fragore della neve, non riuscivo a fare nessun passo da solo e dovevo avere la spinta di qualcuno per andare oltre. Cibbo mi diede la spinta fino all’inizio della pista che portava alle 2 seggiovie dell’impianto di risalita che portava alla pista Klausse II e dell’impianto di risalita che portava alla pista Panorama. Iniziai a scendere stupito e meravigliato di avere 2 scii ai miei piedi e di stare sciando ma non riuscivo a distribuire il mio peso e facevo fatica a non prendere velocità ma Cibbo stava davanti a me, onde evitare di schiantarmi da qualche parte!

Paolo aveva ragione: “Sciare era come imparare a camminare”, stavo cercando di assorbire più informazioni possibili da Cibbo ma ero molto distratto dall’orizzonte, che appariva molto diverso, da come lo guardi sul Dual. Ingranai la concentrazione e spostai il mio peso a destra e a sinistra per curvare. Cibbo ed io prendemmo la seggiovia dell’impianto di risalita della pista Klausse II e scegliemmo di tornare giù sulla pista di soccorso, che portava direttamente alla malga, era più tranquilla e riuscivo ad essere più concentrato.

Iniziai il mio secondo tentativo di sciare con Cibbo davanti che mi dava indicazioni, la mia paura era di prendere la velocità e imparai, che divaricando sempre più le gambe, mi fermavo. Accorgendomi di timidi segnali positivi presi sempre più la concentrazione, che non mi accorsi di arrivare alla malga. Arrivammo alla malga e scoccò l’ora del pranzo, la stanchezza accumulata si faceva sentire ma la voglia di riprovare a sciare era molto forte. Pranzato e usciti con il Dual in mezzo alla neve, prima di arrivare in hotel ci fermammo al pub “Apres Ski” per berci qualcosa in compagnia della musica tirolese in sottofondo e via. Arrivati in hotel dopo cena, concludemmo la sensazionale giornata, giocando a bowling in hotel.

Una grande adrenalina mi ruggì nel petto il terzo giorno e sentivo il forte desiderio di ritornare sugli sci. Tutto infatti si ripeté come gli altri giorni e nella malga il “travestimento” assunse per me un aspetto molto importante: stavo indossando gli scarponi da scii la seconda volta e questo, mi suscitava una grande emozione. Sembrava di affrontare un esercizio in una palestra ed era volenteroso di ripetere l’esperienza di sciare, perché volevo provare a migliorarmi.

Trovatomi davanti alla malga esaminai la situazione con un’attenzione maggiore rispetto al giorno precedente, perché fuori nevicava e la condizione atmosferica, capace di darmi le stesse sensazioni di quando ero bambino, cresceva di respiro in respiro. Assieme ai maestri Gast raggiunsi gli scii e la pellicola riprese a girare, rivivendo l’emozione dei giorni prima. La gamba e il piede destro sembravano più sciolte e la mia paralisi sembrava essere fuggita. Fuori nevicava ma la mia coscienza non riusciva ad accorgersi dei fiocchi di neve perché ero molto concentrato nel cercare la coordinazione giusta per mantenere la posizione corretta degli scii.

Questa volta sciavo con più consapevolezza e la manciata di muniti finì senza rendermene conto. Sceso dagli scii salì sul Dual con Paolo e assieme a Debora, papà di Debora e Cibbo raggiungemmo l’impianto di risalita della pista “Panorama”.

La pista Panorama scendeva invece in mezzo agli abeti innevati, dove, in un punto preciso, tempo fa un’anziana signora, appartata in un angolo del bosco, dava da bere vin brulè agli sciatori.

Raggiunta la cima provai la sensazione di essere in una stretta lingua di terra, delimitata da confini precisi. La pista andava giù molto veloce e lungo il tragitto oltre all’orizzonte mozzafiato, che si dipingeva nei nostri occhi, provai l’emozione di attraversare i boschi di pini, gli unici protagonisti vivi della montagna racchiusi in quel silenzio ovattato. Se fosse stata presente ancora l’anziana signora a dare il vin brulè agli sciatori, sarei rimasto per pochi minuti a scaldarmi e ad ascoltare quel silenzio. Attraverso gli alberi il mio spirito si alzava, trasformandosi in ispirazione e tutto, in quei brevi minuti, divenne ammirazione. Mi sentivo in una cartolina e l’atmosfera del Natale, che imprimeva quei giorni, rendeva tutto magnifico. Non avrei mai immaginato di trovarmi a dicembre, sotto Natale, in Valle Aurina e a vivere ogni singola fase di quell’avventura. Avventura troppo piena di belle sensazioni, che il mio istinto chiedeva di raccontarle tutte per fissarle sulla carta.

Il quarto giorno arrivò molto velocemente lasciando al suo passaggio una serie di emozioni, difficili da misurare. Le emozioni iniziarono ad essere etichettate una per una, minuto per minuto, ora per ora e il quinto giorno arrivò senza preannuncio lasciando tangibili impronte di ricordi. Quinto giorno, sabato, ultimo mattino intero di neve, ahimè nel pomeriggio, con grande rammarico, saremo già stati in viaggio per ritornare a casa. Caricati gli zaini sul furgone, lasciato l’hotel e raggiunta la malga, si è sciato l’ultima volta e dopo pranzo siamo ritornati successivamente in pista verso casa.

La tristezza di lasciare la Valle Aurina non si poteva misurare e salito sul furgone, rimpiansi i giorni passati. Un’enorme felicità vibrava nelle mie vene perché avevo scoperto, grazie a Gast, che posso sciare togliendomi ogni ostacolo mentale.  

Damiano Cabassi




DOLOMITI 
20-24/03/2022


Sarò ancora
su un passo del Sella Ronda
se qualcuno si accorgerà della mia assenza.
Schiocco il ricordo
di quella audace bellezza montana,
pronta ad avvinghiare lo sguardo
e schiarire i nostri confini;
provo d’istinto a toccare le montagne
ma il tatto … di botto sparisce,
lasciandomi con parole,
incarnate nel mio inconscio. 
Merito del nostro coraggio 
che, parlando, si è fortificato nell’intento
di far fruire 
le nostre parole in templari di pietra.
Scoppiettava un’energia
pronta a trasformarsi in fotogrammi di paesaggio 
e scagliarsi 
in una nostra anima, ammantata
di vera avventura. 


Damiano Cabassi

AVVENTURA NO LIMITS!

Sono tornato sabato a casa dal Passo Sella Ronda e già sento la sua mancanza! Dovevo metabolizzare le emozioni prima di riportare pubblicamente subito qualcosa; si sono fatti in tutto 26 km di piste innevate, 26 km di libertà in mezzo alle Dolomiti. Un’avventura iniziata venerdì 18 marzo con Giacomo, Matteo, Paolo, Paolo, Stefano, Andrea, Lorenzo e Alice nel parcheggio della AGYM (la palestra accessibile) di Reggio Emilia.

Oltre alla bellissima esperienza, incorniciata da orizzonti mozzafiato, tutto il contesto in sé era progettato per capire se i disabili montanari possono sciare e la risposta è affermativa: sì, possiamo sciare sulle Dolomiti con alcune piccole attenzioni, che alcuni rifugi devono avere.

Grazie al G.a.s.t. (Giochiamo Anche Se Triboliamo) sono riuscito a fare questa bellissima esperienza, dove non riuscivo a dir di no per un mio spirito Scout avventuriero.

Raggiunto l’hotel Alpin House, sistemati nelle camere dopo il viaggio, ritoccati gli scii per il grande giorno siamo usciti per raggiungere un pub e scoccate le 11.00, siamo andati a letto.

La sveglia è squillata nel primo mattino, una volta fatte le valigie e vestiti per la grande avventura, siamo partiti per il Sella Ronda: eravamo agitati all’ennesima potenza perché stavamo facendo qualcosa di mai fatto prima! Un grazie particolare va a tutto il gruppo, al presidente, vicepresidente di G.a.s.t. soci di G.a.s.t., Vitalie e me per aver formato una squadra, che nonostante qualche barriera, montaggio/smontaggio ruote al Dual Ski, si è imposta per raggiungere questo speciale obiettivo.

Arrivati al parcheggio siamo saliti sul gatto delle nevi per raggiungere il rifugio Salei e da lì abbiamo iniziato il percorso toccando le 4 valli.  Resta il ricordo? Sì, un ricordo che durerà per sempre.

Damiano Cabassi

Pace 

  

Le coscienze, indurite

dal silenzio ovattato

del planetario animo lubrificato

da questa situazione,

aizzano parole

per sciogliere la cattiveria vibrante.

Ascoltando un’anima, 

così tanto stolida  

chiudo le porte della sua abitazione

e comunico

per cercare di dare

una forma al silenzio.

La breccia di un qualunque sorriso 

aizza

ispirazione a integrale trazione,

attizzando emollienti

nella purea di quella pace,

che concretizzava i sogni  

di nuove coscienze.

 

Damiano Cabassi

Ciao! Senza attendere qualcosa, mi sto informando per organizzare le presentazioni del mio nuovo libro di poesie; attendo novembre e in questa attesa elaboro poesie e racconti scritti nel mio cammino. Cerco di non vedere questa attesa come un punto morto ma come uno slancio per ripartire e progettare qualcosa di nuovo. Ascoltando colonne sonore di film associo alla musica le immagini e scrivo. Non riesco a stare con le mani in mano e pesco dalla mia raccolta poesie, cercando di essere ottimista e di far percepire al lettore il mio sguardo sempre rivolto al positivismo. Chiamo per capire dove posso presentare il mio secondo libro di poesie rivolgendomi a biblioteche, centri sociali e librerie in attesa delle interviste radiofoniche e televisive.


 

Mi concentro sulla rappresentazione di paesaggi e scene che di solito sono difficili da riprodurre, cogliendo così dei momenti eterei. Gli strumenti tecnologici sono i miei pennelli, che uso per illuminare gli elementi surreali della natura.